Malazè: archeoenogastronomia ai Campi Flegrei

Cantine - Ph. Marina Sgamato

Finisce l’estate e riprendiamo la nostra attenzione su Arkeomount, ma la nostalgia della libertà del muoversi e della bella (?) stagione persiste. Pertanto apriamo con un argomento leggero, riportando in toto il comunicato stampa della IX edizione di “Malazè: l’archeoenogastronomia”. Dal 6 al 16 settembre: in 10 giorni e due weekend con oltre 120 iniziative a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, Procida e Napoli.
SI tratta di un evento archeoenogastronomico dei Campi Flegrei che mette sul campo ben 120 iniziative enogastronomiche, culturali e sociali proposte da decine di associazioni, cooperative, ristoranti, produttori di vino e aziende gastronomiche. Tra le novità della IX edizione l’individuazione di sei itinerari che aiuteranno gli enogastronauti ad apprezzare, insieme al vino e al cibo, l’enorme patrimonio storico e naturalistico dell’area flegrea: Neapolis, Puteoli, Avernum, Baiae, Quartum, Mons et Prochyta.
Si parte sabato mattina con l’apertura straordinaria dello Stadio Antonino, uno dei luoghi – simbolo dell’area flegrea e con il Ciclo Wine Tour gratuito tra le cantine di Pozzuoli. Si prosegue – tra sabato e domenica – con il tour l’”Onda della Legalità”, le visite guidate (Monte Spina, Astroni, Cigliano, via Campana, Monte di Procida e Posillipo), la Casa delle Api a Monterusciello, la Caccia al Tesoro a Quarto, visite teatralizzate sul lago d’Averno. Tutti i giorni: Wine in Design nel centro storico di Pozzuoli, Città Sommersa di Baia Porte Aperte, le escursioni in barca sul lago Miseno a Bacoli e il Malazè dei Piccoli al Giardino dell’Orco sul lago d’Averno.

Ecco il programma completo:

Sabato 6 settembre (ore 9) a Pozzuoli apertura straordinaria dello Stadio di Antonino Pio con la manifestazione Archevinum, un percorso all’insegna del mito, dell’arte e del gusto. Partecipano: Art Garage con le associazioni Flegreando, Quo Vadis e Gruppo La Sibilla. Ingresso libero. Info: 3496537921-3397220812 – info@flegreando.org – Itinerario Puteoli.

Sabato 6 settembre (ore 9) al VII Ciclo Wine Tour dei Campi Flegrei a cura dell’associazione Le Ali di Dedalo e Le Strade del Vino dei Campi Flegrei. Passeggiata enogastronomica in bicicletta tra i vigneti e le cantine dei Campi Flegrei. Lungo il percorso previste soste nei luoghi di interesse storico archeologico, naturalistico e paesaggistico e tre soste di degustazione nelle cantine. Partecipazione gratuita e prenotazione obbligatoria. Info: 334.9072795 – 320.8792054 – 347.6900607 – Itinerario Puteoli.

Sabato 6 settembre (ore 12 e ore 18,30) al Porto di Pozzuoli “Le Onde della Legalità” a cura delle associazioni Asgam e Dialogos. Escursione a bordo del Santa Rita, imbarcazione confiscata alla camorra. Si parte da Pozzuoli per osservare dal mare il Rione Terra, il Castello di Baia fino ad arrivare a Bacoli, a Villa Ferretti, altro bene confiscato. Un tuffo nelle acque e pasto con i prodotti di Libera Terra. Ticket di partecipazione: 35 euro. Info: 389.1681848 – 338.9924471 eventi@dialogoscomunicazione.it – Itinerario Puteoli.

Sabato 6 settembre (ore 18) al vigneto Iovino di Montespina: “Zolfo, vigne e la leggenda del Montespina” a cura dell’associazione ArteMide. Visita alla Solfatara, ai vigneti, racconti, degustazione e musica dal vivo. Ticket di partecipazione: 22 euro. Info: 388.6291024 – 081.5206719 – artemide.ass@virgilio.it – Itinerario Puteoli.

Sabato 6 settembre (ore 18) visita alle Necropoli di via Celle, via Vecchia Campana e ai vigneti di Cigliano con l’associazione Vivara. Partecipazione gratuita. Info: 347.7845281 – e-mail info@campiflegrei.eu – Itinerario Puteoli.

Sabato 6 e domenica 7 al Giardino dell’Orco sul lago d’Averno c’è Malazè dei Piccoli, attività coordinate dall’associazione AgriGiochiAmo. L’obiettivo è centralizzare le attività delle numerose associazioni per far diventare Malazè dei Piccoli una vetrina per l’offerta didattica, di tempo libero, culturale, ludica, sportiva dei Campi Flegrei a misura di bambino. Le attività di sabato 6 settembre: Natura Sottospra (pillole di scienza e il mondo delle bolle), Ludobus Artingioco (laboratorio di autocostruzione di giochi), Melagioco (laboratorio di costruzione di marionette), Agrigiochiamo (misura la tua impronta), Mondo Creativo (Il mais), Le simpatiche Canaglie (laboratorio di cucito). Domenica 7 settembre: Agrigiochiamo (Giocorto e Nintu e i 4 elementi), Fabbrica del divertimento (danzando con Pollok e Suonare con Verdi), Ludobus Artingioco (laboratorio di autocostruzione di giochi), Melagioco (laboratorio di costruzione di marionette), Mondo Creativo (laboratorio di cucina spagnola “la tortilla”). Ticket di ingresso euro 6 per un laboratorio e euro 10 per due laboratori. Info: 393.9824709 -335.8747180 – info@agrigiochiamo.it – Itinerario Avernum.

Sabato 6 e domenica 7 settembre (ore 17) al Borgo di Cappella c’è “Il Sentiero del Vino” a cura delle associazioni Michele Sovente, Colori Flegrei, Pro Loco Monte di Procida, Archè Teatro e Facci Caso Teatro. Percorso di trekking attraverso il borgo antico di Cappella, con necropoli e Casale, gli antichi cellai, cantine e vigne sui panorami mozzafiato della Terrazza dei Campi Flegrei. Contributo 8 euro. Info: 338.7616503 – 333.182848- infoprolocomdp@gmail.com – 3343327538 – antoniosabatano@gmail.com – Itinerario Mons et Prochyta.

Domenica 7 settembre (ore 9,30) a Monterusciello l’azienda “Dolci Qualità” presenta: “La casa delle api”. L’appuntamento con Giuseppe ed Alessandra è all’apiario di Monterusciello, i quali introdurranno i bambini alla straordinaria vita delle api e del loro prodotto, il miele. I bambini (dotati di giacca e maschera) visiteranno l’interno di un arnia. Partecipazione gratuita. Info: 081.5265258 – Itinerario Puteoli.

Domenica 7 settembre (ore 10) a Quarto c’è la Caccia ai Tesori di Quartum a cura del Gruppo Archeologico Campi Flegrei. Una caccia al tesoro per scoprire la storia, gli antichi luoghi e le antiche vie di Quarto. Partecipazione gratuita. Info: 348.2495393 – gacampiflegrei@libero.it – Itinerario Quartum.

Domenica 7 settembre (ore 10,30) allo pseudo antro della Sibilla sul lago d’Averno c’è “Antrum Immane” dell’associazione Flegreando. Una drammatizzazione in costume liberamente ispirata al VI Libro dell’Eneide. Ticket: 8 euro solo spettacolo e giro lago. Pranzo in vigna: 20 euro. Info: 349.6537921-339.7220812 – info@flegreando.org – Itinerario Avernum.

Domenica 7 settembre (ore 11) ad Agnano c’è “Fuoco Flegreo”, percorso enoturistico organizzato da MarVin wineClub e Cantina Agnanum di Raffaele Moccia sulle colline degli Astroni. Passeggiata, pranzo in cantina. Costi: 25 euro. Bambini 10 euro (gratis bambini sotto i 6 anni). Info: 081.5700358 – 335.5710794 – marvin.ac@libero.it – Itinerario Neapolis.

Domenica 7 settembre (ore 17,30) alla Grotta di Seiano “Pausilypon, Storia di una riscoperta” a cura del Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus e Ager Campanus. Un percorso inconsueto sulle tracce degli uomini che hanno riscoperto la Pausilypon romana. Ticket di partecipazione 15 euro. Info: 081.2403235 – 328.5947790 – info@gaiola.org – Itinerario Neapolis.

Domenica 7 settembre (ore 19) alla Piazzetta del Mulino (via Fasano, 50) a Pozzuoli c’è Musica al Borgo. Organizzano lo Studio Legale Schiano e l’associazione Locus Iste. Concerto jazz di Beatrice Valente Trio. Ticket di partecipazione 5 euro. Info: 329.3396139 – 347.8586475 – menaschiano@libero.it – locusiste@gmail.com – Itinerario Puteoli.

Tutti i giorni

In via Cesare Augusto, nel centro di Pozzuoli c’è Wine in Design di Kymè: un’esposizione di design autoprodotto da artigiani locali legati all’ enogastronomia. Ingresso libero: 340.3927345 – 349.1367664 – info@kymecampiflegrei.it – Itinerario Puteoli.

Dalle ore 9,30 al lido Monte Nuovo a Lucrino c’è “Città Sommersa Porte Aperte” proposto dal Centro Sub Campi Flegrei. Opportunità per tutti (subacquei e non subacquei) di conoscere i fondali della Città sommersa di Baia. Costi: per non subacquei 20 euro (snorkeling); 50 euro (Discover Scuba Diving); Per subacquei: 35 euro (Immersione Subacquea). Info: 329.2155239 – 081.8531563 – info@centrosubcampiflegrei.it – Itinerario Avernum.

Escursioni sul lago Miseno in barca con operatore. Eventi a cura dell’associazione Lagovivo. Le opzioni: visita al lago in barca e in bici con happy hour al Cycas Cafè; visita al lago in barca e bici e degustazione ai Bagni di Bacco; in barca e in bici e visita al bar galleggiante Roof&Sky; visita al lago e alla Piscina Mirabile con l’Azienda Agricola Piscina Mirabile; visita al lago ed escursione al mare con i miticoltori della Cooperativa Bivalva. Info: 392.4153474 – info@lagovivo.it – Itinerario Baiae.

Per informazioni: www.malaze.org e www.campiflegreiatavola.it

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Orkney – Scozia: un nuovo scavo rivela il Paesaggio Sacro Neolitico più incredibile d’Europa

Immagine tratta da www.scotsman.com

Alla fine dello scorso mese di luglio in Scozia circolano le prime indiscrezioni sui risultati di un recente scavo archeologico nella remota terra di Orkney. L’area è composta da siti famosissimi quali il “Ring of Brodgar”, le “Stones of Stenness”, e la tomba di “Maes Howe” che sono sempre stati considerati realtà indipendenti, frutto di diverse storie e diversi gruppi umani. Ora invece, grazie a degli nuovi scavi che hanno messo in luce un complesso templare di 5.000 anni fa sembra che tutti questi siti fossero interconnessi grazie ad un’unica comunità umana. Una complessità sociale dunque più sofisticata, le cui espressioni artistiche e religiose hanno portato alla formazione dell’ennesimo “paesaggio sacro”.
Secondo la news pubblicata sullo scotsman (www.scotsman.com) dello scorso 27 luglio, l’archeologo
Nick Card, a capo dello scavo insieme all’ “Archaeology Institute at the University of the Highlands and Islands”, sostiene che le nuove evidenza di Ness sono la prova che nella preistoria britannica il paesaggio era molto più “integrato” di quanto si pensasse.

“Tutti questi monumenti sono collegati tra loro in un modo che possiamo solo indovinare. Le persone che li costruirono erano parte di una società molto più complessa e capace di quanto ci eravamo immaginati finora” – ha dichiarato Card.

Lo scavo è al momento su Nat Geo del mese di agosto: sono stati ritrovati pezzi fantastici, da asce di pietra a coltelli, da figurine umane e bellissime pietre lavorate a spatola e oltre 650 pezzi di una ceramica incredibilmente fine, la più grande collezione mai ritrovata in Gran Bretagna. E solo il 10% del sito è stato scavato a Ness…

Consigliamo la lettura di questo articolo fino in fondo.

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Perù: Geoglifi a Paracas si sono rivelati più antichi delle linee di Nazca

Lo scorso 11 aprile Charles Stanish, Henry Tantaleána, Benjamin T. Nigraa e Laura Griffina (Cotsen Institute of Archaeology, University of California, Santa Fe Institute ed Instituto Francés de Estudios Andinos) hanno pubblicato un articolo dal titolo “A 2,300-year-old architectural and astronomical complex in the Chincha Valley, Peru” in cui provano come delle recenti ricerche archeologiche sulla costa meridionale del Perù (estremamente desertica, seppur intervallata da moltissime valli) hanno reso visibili un complesso di geoglifi databili al periodo del Tardo Paracas ( rea il 400 e il 100 a.C.) proprio nel mezzo della valle di Chincha. Geoglifi lineari, formazioni di pietre circolari e monti cerimoniali per un sito che si estende per oltre 40 km quadrati in cui sono riconoscibili ben 71 linee, a soli 20 km dal mare. La cosa più interessante è che questi geoglifi, veri e propri “modificatori” del paesaggio, convergono in linee verso i monti cerimoniali o verso i siti abitati, formando così dei “cluster” marcati da linee doppie. Da segnalare che almeno due strutture a “U” marcano sul territorio il calare del sole al solstizio invernale di Giugno. Siamo pertanto di fronte a un sito che precede di 20 anni le più famose, e non lontanissime, linee di Nazca la cui omonima cultura ha seguito sulla linea della storia quella di Paracas. Ceramiche e datazioni al radiocarbonio hanno infatti restituito una datazione di 2.300 anni fa.
I pellegrini che dalle valli o dalla costa si avvicinavano ai centri cerimoniali, incontravano pertanto prima queste linee, che li guidava e li faceva già entrare in una dimensione e in un paesaggio sacralizzato. Molto simile come usanza a quella delle valli del nord del Cile, nei pressi di Arica, dove molti geoglifi accompagnavano i viaggiatori che dall’altipiano scendevano al mare.
Gli autori concludono sottolineando che i dati presenti nel loro studio ci parla di una civiltà ingegnosa, che costruiva strutture per ritualizzare il paesaggio maniera molto accurata e, conseguentemente, per marcare anche il tempo (attività sociali e rituali). Un atteggiamento che sulle Ande non sarà abbandonato, come ci indicano i costrutti degli Incas, circa 1400 anni dopo.

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I carolingi nel Piceno – un convegno a Camerino

 

UNo dei testi dedicati alla ricerca su Aquisgrana nel Chienti

Segnaliamo volentieri il convegno che si terrà il 16 luglio alle ore 16 presso l’Università di Camerino nella Sala degli Stemmi di Palazzo Ducale, dal titolo “I Carolingi nel Piceno”.
Da anni gli storici locali come il professor Giovanni Carnevale, che è stato coadiuvato in questi anni – tra gli altri – anche dal caro amico Marco Graziosi “Pugacioff”, hanno provato la tesi che la presenza dei Carolingi in Val di Chienti fosse così importante da far pensare che la vera Acquisgrana non fosse in Germania, ma in Italia, in provincia di Macerata.
Al di là dei temi che saranno trattati nella giornata di studi ricordiamo rapidamente alcuni punti della questione sollevata dal prof. Carnevale: la Chiesa di Aachen non è la Cappella Palatina fatta costruire da Carlo Magno (anche il  prof. Nanselrath, curatore della la mostra di’arte carolingia nei Musei Vaticani nel 2001, ha scritto “Vi sono crescenti dubbi che sia stato proprio Carlo Magno l’ideatore di questa perfetta scenografia di Aachen. E’ più probabile che essa sia stata realizzata nel periodo ottoniano e attribuita a Carlo Magno a sostegno del mito creatosi intorno alla sua figura. In tal caso la simbologia scelta appositamente dai successori di Carlo Magno si sarebbe trasformata in interpretazione storica, senza che nessuno se ne accorgesse”), la cappella palatina di Aquisgrana fu costruita da maestranze arabo-siriache (e gli unici esempi europei oltre all’oratorio di Germigny sono in Italia e più specificamente nel Piceno, a S.Claudio al Chienti, S.Vittore alle Chiuse, S.Maria alle Moie, S.Croce dei Conti a Sassoferrato) e la descrizione della Cappella di Aquisgrana fatta dal Widukind in occasione dell’incoronazione a re dei romani di Ottone I nel 936 descrive S.Claudio, non Aachen. Ricordando che nel 1166 il Barbarossa si rese protagonista della traslatio imperii”dall’Italia in Germania con la “traslazione del corpo di Carlo Magno ad Aache, ecco dunque che se il corpo di Carlo Magno si trova ad Aquisgrana, questo non vuol dire che Aachen sia Aquisgrana!
Torniamo al comunicato stampa del ocnvegno del 16 luglio: “Con questa iniziativa – sottolinea il Prof. Gilberto Pambianchi, docente della Scuola di Scienze e Tecnologie – l’Ateneo vuole avviare un progetto di studio ad ampio raggio volto ad analizzare e verificare gli aspetti dell’architettura antica e medioevale, la chimica dei materiali da costruzione, le tracce geoarcheologiche, la persistenza di antichi paesaggi, nonché gli aspetti storici, probabilmente riconducibili all’epoca carolingia, presenti nel territorio e che necessitano di essere indagati con valenza scientifica. Nella preparazione e nello sviluppo del progetto conseguente – prosegue il Prof. Pambianchi – Unicam coinvolgerà in maniera attiva e fattiva la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, gli Enti territoriali interessati quali i Comuni, le Provincie, la Regione, le Fondazioni e le Associazioni operanti sul territorio e i privati che intenderanno contribuire con spirito mecenatistico alla ricerca”.
Al workshop, che sarà moderato dal Pro Rettore Unicam Claudio Pettinari, prenderanno parte, nella veste di relatori, docenti dell’Ateneo Camerte e altri ricercatori particolarmente esperti in materia. “Il contributo della geoarcheologia allo studio dell’antropizzazione del territorio piceno” è il titolo dell’intervento di Marco Materazzi (Unicam), Giovanni Scoccianti affronterà il tema “La valle del Chienti in epoca Carolingia. Ipotesi sulla configurazione del territorio”, Elisabeth de Moreau d’Andoy si occuperà di “Legittimi dubbi sul fatto che Aachen sia l’Aquisgrana Carolingia”, Graziella Roselli (Unicam) parlerà di “Tecnologie diagnostiche chimiche nella determinazione delle malte storiche”, Enrica Petrucci (Unicam) terrà una relazione su “Architetture sconosciute: il caso dell’abbazia Imperiale di Santa Croce al Chienti”, Gerardo Doti (Unicam) terrà una relazione su “Gli insediamenti benedettini nelle Marche tra VII e X secolo”. L’incontro si concluderà con un dibattito che sarà moderato dal Rettore dell’Università di Camerino Flavio Corradini.
Per informazioni: Ufficio Comunicazione di Palazzo ducale – Piazza Cavour 62032 Camerino (Mc)
tel. 0737/402755-402762-402764 – comunicazione.relazioniesterne@unicam.it – www.unicam.info

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Il Qhapaq Ñan entra nel Patrimonio UNESCO

Una foto del sito peruviano di Pucara

Si è riunito pochi giorni fa a Doha l’esecutivo UNESCO
che ha accettato l’iscrizione di nuovi siti nella lista del World Heritage. tra questi segnalaimo con piacere
l’ingresso ufficiale del Qhapaq Ñan, il sistema di strade e vie di comunicazione dell’impero Inca il cui rilievo da parte dei tecnici UNESCO è iniziato proprio mentre eravamo in Sud America nel 2011 per il nostre reportage sull’archeologia andina. Molti degli studiosi che abbiamo intervistato e incontrato nel nostro viaggio del 2011 hanno avuto una parte attiva nel processo di riconoscimento e nei lavori tecnici e scientifici, come la archeologa argentina Teresa Michieli e l’archeologo peruviano Jimmy Boruncle cui vanno i nostri complimenti.
Per leggere la scheda del sistema viario andino presso l’UNESCO collegarsi a questo link.

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A Machu Picchu scoperta una nuova parte della Strada Imperiale Inca

Riportiamo una notizia dell’agenzia Andina (questo il link per la news sul sito PeruThisWeek) che annuncia la scoperta in Peru di un nuovo tratto del Qapap Ñan, la Strada Imperiale degli Inca. Sono solo 500 i metri ritrovati pochi giorni fa, ma hanno un’enorme importanza in quanto rappresentano una delle diramazioni che conduceva a Machu Picchu e, per di più, ha consentito di individuare anche un breve tunnel di cinque metri, anch’esso di epoca incaica La strada inizia a Wayraqtambo e gli archeologi la stanno ancora liberando da buona parte della vegetazione che la nasconde alla vista. Queste le parole di Fernando Astete, direttore del sito archeologico di Machu Picchu che abbiamo intervistato nel 2011 nel nostro reportage dal Sud America (questo il link con un nostro video dal sito): “Questa strada dovrebbe essere restaurata in breve tempo, perché il suo valore in termini di patrimonio culturale è molto alto”. “La strada – continua Astete nel comunicato di Andina – offre un’impressionante vista dell’area del villaggio di Machu Picchu da un angolazione insolita rispetto a quella cui siamo abituati a vederlo e potrebbe anche aiutare a decongestionare il flusso turistico al sito”.
Anche il tunnel è intatto e pare costruito interamente con i grossi e squadrati blocchi tipici dell’architettura megalitica inca, al punto che Astete lo definisce uno dei migliori esempi di ingegneria inca giunti a noi.

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Scoperta tra le dune egiziane da un turista, un’incisione neolitica svela gli spostamenti nel Nord Africa

Una barca incisa nell'Oasi di Farafra

Era il 2010 quando un turista di passaggio dalla località egiziana di Wadi el Obeiyid, a nord dell’oasi di Farafra Oasis, ha visto delle incisioni ancora non riportate da organi ufficiali: una giraffa, un bovide, due barche e i contorni di una mano umana. Diligentemente ha segnalato le incisioni su roccia alle autorità, ma i disordini egiziani hanno tenuto lontano a lungo i ricercatori dalla zona. Il mese scorso l’archeologo Giulio Lucarini della prestigiosa Cambridge University ha potuto esaminare la roccia e ritiene le incisioni fondamentali per confermare quanto la zona ovest del nord-Africa sia stata importante in tempi neolitici (circa il 6-7.000 BP). Quella fu la zona in cui si formò la base del nascente impero faraonico. Il nord-ovest dell’Africa era infatti una zona lussureggiante e ricca di risorse.
Lucarini, che studia il momento storico in cui la domesticazione di piante ed animali arrivò dal Levante in Egitto, ha dichiarato che “Questo sito è importante in quanto rappresentazioni di barche nel deserto occidentale egiziano sono rare a confronto con le numerose ritrovate nella sua zona orientale, tra la valle del Nilo e il Mar Rosso. Qui a Farafra potrebbero essere state incise da persone che si muovevano per lunghe distanze, provenienti proprio dal Nilo o dal mar rosso. Infatti, qui non abbiamo ancora trovato resti di giraffe così, al pari di quelle di barche, queste incisioni possono rappresentare non un elemento locale, bensì essere testimonianza di qualcosa visto altrove e considerato esotico”.
I siti di arte rupestre di Farafra sono distanti 600 km dal Mar Rosso, 300 km dal Nilo e circa 400 km dal Mediterraneo. Il team di Lucarini scava qui dal 1987 grazie al permesso del Ministero delle Antichità egiziane per ricercare in circa 10mila metri quadrati di deserto: “usiamo molto le immagini satellitari – continua Lucarini – che ci consentono di identificare le risorse di acqua del passato e, di conseguenza, possibili insediamenti umani. Dopo questa fase passiamo a un classico survey a piedi cercando tracce di bacini lacustri dell’antico passaggio stagionale, dove potevano vivere gli antichi abitanti”.

L’articolo e le dichiarazioni di Lucarini sono prese dal pezzo pubblicato sul sito di Cambridge a questo link.

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Scavi nel deserto: proseguirà l’attività dell’Università di Trento in Tunisia

 

Dougga_Immagine tratta dal sito Teboursouk.com

Come riportato da ANSAmed l’Università di Trento ha rinnovato la convenzione con l’Istituto Patrimonio Tunisino  per proseguire le sue attività di scavo nel sito di Téboursouk.
L’annuncio è stato dato nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di due monografie a testimonianza dell’ultradecennale attività di scavo e ricerca che l’istituto trentino svolge a Dougga e Téboursouk (dal 1994 al 2013). L’obiettivo è completare la carta archeologica di Téboursouk per la quale mancano gli scavi di cinque piccoli centri urbani (per un totale di 780 siti scoperti in questi anni) e la conseguente creazione del parco naturale di Dougga. Gli scavi saranno seguiti ancora dalla professoressa Mariette De Vos Raaijmakers, ordinario di Archeologia classica a Trento.
Téboursouk è a 120 chilometri dall’antica Cartagine (e 100 chilometri dall’odierna Tunisi) e il sito archeologico è di ben 80 ettari. Dougga, Thugga in Latino, è stato classificato Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1997 e il suo anfiteatro di epoca romana (utilizzato anche oggi per il Festival international de Dougga) conta ben 3.500 posti a sedere .
L’origine del nome Teboursouk ha due ipotesi: dal romano Thibursicum Bure che si rifà al commercio delle pelli e del bestiame oppure dal termine berbero/numide Theber souk, che starebbe per “mercato dell’oro”. Fu comunque fondata dai Numidi sul finire del IV secolo aC e conquistata dai romani nel 46 a.C.
Gli scavi Trentini hanno portato alla luce una copia della legge dell’imperatore Adriano vicino a Téboursouk e un cippo di confine del 34 a.C. della proprietà di T. Statilio Tauro, generale di Ottaviano (in seguito Augusto). Dopo l’epoca post romana, fu territorio bizantino (dal 573 d.C.) e ancora ne conserva la cinta di mura di forma pentagonale. Gli Arabi nel VII secolo la fecero loro con il nome di Tabursuq. La moschea del XVI secolo p ancora parte dell’abitato moderno in stile architettonico arabo – andaluso.
Fonte ANSAmed

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A Bergamo un ciclo di incontri sull’archeologia subacquea

Sempre più persone ci chiedono come avvicinarci al mondo dell’archeologia delle terre estreme e così eccoci a segnalarvi “Archeologia sotto il pelo dell’acqua”, un ciclo di cinque incontri organizzato  dal Civico Museo Archeologico di Bergamo dedicato all’Archeologia subacquea. La prima lezione è il 10 maggio 2014 e, come tutte le altre, si terrà nella Sala Curò di Piazza Cittadella. Docente la dott.ssa Chiara Rossi della Scuola di Specializzazione in Archeologia Subacquea e dei Paesaggi Costieri dell’Università degli Studi di Sassari. Gli incontri sono sia formativi sia di discussione per inquadrare  questo affascinante ramo della ricerca archeologica.
Ad ogni appuntamento verranno proposti temi di carattere storico, come il rapporto dell’uomo antico con il
mare, commerci e navigazione nel mondo romano, ma anche nozioni più tecniche relative ai diversi contesti di ritrovamento, le tipologie di giacimento che l’archeologo subacqueo può incontrare nelle sue ricerche e che sempre più spesso hanno inizio dalla denuncia di subacquei sportivi. Saranno quindi illustrati quali siano i comportamenti da osservare nel caso di ritrovamenti o visite a siti archeologici, che oggi offrono l’opportunità di percorsi turistici. Alla fine di questo percorso ogni partecipante potrà immediatamente mettere alla prova le conoscenze acquisite con una gita subacquea al parco archeologico sommerso di Baia (NA).
Calendario del corso:
10/05/2014 Il rapporto dell’uomo antico con l’acqua e lo sviluppo della disciplina
17/05/2014 I tipi di giacimento subacqueo e i comportamenti in caso di ritrovamento
24/05/2014 Come opera l’archeologo sott’acqua. Metodologie – strumenti – tecniche
31/05/2014 Il mondo marittimo in età romana: porti, navi, traffici
7/06/2014 I percorsi archeologici subacquei: un nuovo tipo di turismo subacqueo.
Per info e iscrizioni contattate il Civico Museo Archeologico di Bergamo (p.zza Cittadella 9) al tel. 035.286070 oppure scrivendo a archeodidattica@comune.bg.it oppure a  crossi.archeo@gmail.com
Quota di iscrizione: 50 euro.

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Choquequirao: da città sperduta a emblema del turismo di massa? Ovvero, come NON fare turismo con l’archeologia di montagna

Da anni ci interessiamo all’archeologia e crediamo che chi ci legge sia mosso dagli stessi interessi collaterali, ovvero il viaggio verso siti di interesse archeologico, storico, musei, laboratori.. sempre con l’obiettivo di arricchirci in termini di esperienza umana e conoscenza. Per questo motivo dedichiamo un post ad un dibattito che seguiamo da tempo, direi dal 2011, grazie alle informazioni che alcuni amici americani ci recapitano puntualmente.
Al centro di tutto sta Choquequirao, una delle “città perdute degli Inca”, posta a poche miglia ( in linea d’aria e “di foresta”) dalla più famosa Machu Picchu.
Stiamo parlando di un sito meraviglioso, immerso nell’atmosfera della foresta peruviana, raggiungibile solo con un trekking e le cui vestigia ci hanno permesso di sapere tantissimi particolari sulle conoscenze incaiche, sulle relazioni tra architettura e astronomia, società e religione, organizzazione, ecc. Un sito che, a partire dagli anni 2000-2010 ha iniziato ad apparire nei programmi di viaggio di alcune agenzie viaggio, soprattutto in quelle specializzate in trekking.
Nel frattempo é accaduto che l’UNESCO abbia richiesto un limite giornaliero al numero di turisti che possono accedere a Machu Picchu, perché questa sarebbe “in pericolo”, instabile geologicamente. Così, oggi “solo” (e circa…) 2.500 visitatori al giorno possono accedere a Machu Picchu.
Il lungimirante governo peruviano (ma purtroppo non crediamo di dover puntare il dito contro il “sistema peruviano”, quanto contro il sistema contemporaneo) ha dunque pensato che bisognasse “spingere” su Choquequirao, facendone una meta altrettanto di massa! La proposta? Una teleferica (!) che possa spostare 400 turisti all’ora dalla vicina strada fino alla città “sorella” di Machu Picchu.
Al di là che il progetto è invadente in termini ambientali oltre ogni misura, sui media del mondo i due temi stanno procedendo, senza alcun motivo, a braccetto: salvare Machu Picchu grazie al turismo a Choqueqirao.
Un esempio è l’articolo pubblicato a fine agosto dall’illustre International Business Times a firma di Mark Johanson dal titolo: “Può la teleferica di Choquequirao salvare la vicina Machu Picchu dallo sgretolamento dovuto alla massa?”. Ecco il link per il pezzo (titolo originale “Could Tramway To Choquequirao Save Nearby Machu Picchu From Crumbling Amid Growing Crowds?”).

Prima di procedere con il dibattito, vi mostriamo la mostruosa immagine della mostruosa teleferica che è stata realizzata a Copper Canyon (Nord Messico) e che sarà identica a quello di Choquequirao:

Immagine tratta da www.ITSInternational.com

Immagine tratta da www.ITSInternational.com

L’agenzia peruviana di investimenti ProInversión ha infatti decretato che la vincente del bando per la costruzione di ben 23 (!) funivie nel paese, di cui la prima a Choque, sarà costruita dal consorzio “Pricewaterhouse Coopers and Ingerop Conseil Ingenieri”. La teleferica delle foto é stata costruita, manco a dirlo, su un sito archeologico: giusto al di sotto vi sono grotte del periodo Mogollon. La teleferica peruviana correrà per 5,4 km da Kiuñalla fino a Choquequirao, attraversando il canyon del fiume Apurímac e consentendo a 400 persone all’ora di giungere a destinazione in soli 15 minuti. Verrà ultimata in un solo anno..

Ora veniamo alla risposta da dare ai media, diciamo pure all’articolo dell’ International Business Times. Per farlo ci avvaliamo delle considerazioni dell’amico Gary ZIegler, archeologo che ha dedicato decenni allo studio di Choquequrao (qui l’intervista a noi concessa dopo l’uscita del suo ultimo libro “Machu Picchu’s Sacred Sisters: Choquequirao & Llactapata”).

Ecco tre punti da cui partire:

1-    La teleferica di Choquequirao non potrà far nulla per ridurre i visitatori di Machu Picchu. Machu Picchu continuerà a ricevere le sue orde di visitatori ogni giorno. La teleferica servirà solo a degradare l’esperienza- al momento unica – di una visita a Choquequirao.
Aggiungiamo noi: come potrebbe essere diversamente? Voi andreste in Peru per visitare Machu Picchu e poi, sapendo di una teleferica, evitereste di salire a Machu Picchu per vedere invece Choqueqirao? No, ovviamente. Probabilmente decidereste di andare a visitare ANCHE Choqueqirao. E- aggiungiamo – a questo punto sarete migliaia ANCHE a Choquequirao

2-    Sembra che ora ogni Tour operator stia cercando di spennare i più sprovveduti per l’effetto Carpe Diem. Solo un maratoneta i farebbe il trek di sei giorni indicato da un operatore a questo link su you tube e senza trascorrere alcun tempo a Choquequirao! Ecco il programma:

Six-Day Hike to Choquequirao & Machu Picchu, Peru: The hike to Choquequirao & Machu Picchu is known as one of the alternate Inca trails. This trek is more strenuous and way more scenic and beautiful then the Classic Inca trail. In the video:
Day 1 – Cachora to Chiccisqa
Day 2 – Chiccisqa, Rio Apurimac, Santa Rosa, Maranpata, Choquequirao
Day 3 – Choquequirao , Pinchinuyoc, Rio Blanco, Maizal
Day 4 – Maizal, Mina Victoria, Abra Victoria (Abra San Juan), Yanama
Day 5 – Yanama, Totora, Colpapampa
Day 6 – Hydroelectric – Aguas Calientes

3-    Le imprecisioni dei media sono sempre molte e troviamo buona cosa segnalarle, sempre: nell’articolo indicato a firma di Mark Johanson si dice che Choquequirao era l’ultimo rifugio dei regnanti Inca, ma non fu così. Si dice che “è coperta al 70% da vegetazione”, ma non é così. Si dice che Machu Picchu si stia sbriciolando sotto i turisti, ma non é così…

Semplicemente una visita a Machu Picchu in stagione alta è come una corsa su un treno a Tokyo in ora di punta…e altrettanto semplicemente presto sarà così anche a Choquequirao..

Ci uniamo al disappunto di Gary Ziegler quando ci scrive “it is sadly, the death knell of one of the last of the pristine, most scared  Inca accomplishments still remaining undefiled by modern commercialism” e che “It probably doesn’t matter as the last Incas fled there centuries ago. Any residual spiritual heritage left behind will quickly take leave when the tele circus arrives”.

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