Intervista di Arkeomount al Professor Eric H. Cline, autore di “1177 a.C.”

Il professor Eric H. Cline

Abbiamo scritto al Professor Eric H. Cline, Direttore e Professore di Antichità Classiche e Antropologia GWU – Capitol Archaeological Institute (Columbian College of Arts & Science) nonce autore di “1177 a. C.” appena pubblicato in Italia. E’ stato molto disponibile rispondendo subito alla nostra richiesta via mail e possiamo così pubblicare le risposte che ha fornito per questa intervista ad Arkeomount.

Arkeomount (A):   Gentile Professor Eric. H. Cline, lei ha appena pubblicato  il testo “1177 a.C.” tradotto in Italiano grazie all’editore Bollati Boringhieri. Il titolo identifica una data precisa: cosa accadde in quel momento e perché ha deciso di focalizzare la sua attenzione sul quell’anno particolare?
Eric H. Cline (EHC): Quell’anno, il 1177 a.C., è l’ottavo anno dell’impero egiziano del Faraone Ramsete III. E’ anche l’anno in cui – per la seconda volta- I Popoli del Mare attaccarono l’Egitto; la prima volta fu trent’anni prima, nel 1207 a.C. Persero in entrambe le occasioni, e, dopo il 1177 a.C., non tornarono più indietro. Sebbene il collasso dell’ Era del Bronzo Finale durò circa un secolo, ho scelto il 1177 a.C. in quanto é la data che meglio rappresenta questo collasso, esattamente come siamo soliti usare il 476 d.C. per rappresentare la caduta definitive dell’Impero Romano.

A: Qualcosa cambiò in quegli anni. Molti imperi iniziarono a crollare. Lei ha condotto numerosi scavi nel Mediterraneano (Israele, Cipro, Egitto, Grecia…) e ha esaminato un sacco di reperti. In base ai suoi studi cosa stava accadendo esattamente nel XII secolo prima di Cristo?
EHC: Il XII secolo prima di Cristo rappresenta la fine di un’Era – la fine di secoli di interconnessione e globalizzazione che avevano unito i grandi imperi dell’Egeo, dell’Egitto e del Mediterraneo Orientale. Improvvisamente, proprio prima e dopo il 1200 a.C., queste regioni hanno vissuto un incredibile e ampia varietà di eventi sfortunati, da terremoti a siccità, da carestie ad invasioni e forse persino rivolte interne e locali.

A: Alcuni autori, come Claudio De Palma (che ha insegnato e svolto le sue ricerche presso le università americane di Northern Colorado University e Stanford University), pensano che questi cambiamenti abbiano spinto delle genti del Mediterraneo da Est ad Ovest (De Palma accenna all’impero di Arzawa), dando così vita ad importanti culture quali quella Etrusca e Sarda (gli “Shardana”). Lei concorda con questa visione?
EHC: Questa è sempre stata e continuerà ad essere una questione di grande dibattito. Personalemente pesno che sia più possibile che questi cambiamenti abbiano spinto genti del Mediterraneo da Ovest verso Est, ovvero dalla Sardegna, dalla Sicilia e dall’Italia verso la Grecia e l’Est del Mediterraneo, ma ci sono alcuni che non concordano, come Claudio De Palmas. E’ anche possibile che qualcuno andò in una direzione mentre altri andavano nell’altra in momenti diversi nello stesso periodo. Non possiamo tuttavia decidere in maniera definitiva quale di queste ipotesi sia più corretta.

A: Una domanda a bruciapelo: chi erano i Popoli del mare? Da dove arrivavano?
EHC: E’ una domanda da 100.000 dollari! Come scrivo nel mip libro, non abbiamo in realtà molte informazioni su di loro. Tutto quello che abbiamo sono iscrizioni egiziane che ne menzionano i nomi, includendo i Peleset – che probabilmente erano i palestinesi , i Denyen, i Weshesh, gli Shardana, i Shekelesh, e così via. Ci sono un totale di nove gruppi simili nominati dagli Egiziani, ma onestamente non sappiamo assolutamente da dove venissero o dove finirono, a parte il fatto che attaccarono l’Egitto e ne vennero sconfitti.

A: Dal suo punto di vista, come fu il passaggio dall’Era del Bronzo a quella del ferro? Se consideriamo la differenza tra i due metalli dobbiamo riconoscere che il Ferro è più difficilmente lavorabile rispetto al brozno, fonde a temperature più alte e la sua durevolezza non è comparabile ai livelli del bronzo ben lavorato, senza considerare il fatto che la sua durata p nettamente inferiore. Questo passaggio da un materiale all’altro fu consapevole o fu in un qualche modo “spinto” a causa di qualche “variabile non controllabile”?
EHC: Penso che sia più probabile che il passaggio al ferro fu una necessità dovuta al fatto che l’accesso sia al rame come allo stagno diminuì verso la fine dell’Eta del Bronzo Finale. Sappiamo che il ferro era già usato nella Fase Finale del Bronzo, ma è la frequenza di utulizzo che cambia. A me pare che non si affronti un tale cambiamento a meno che non sia assolutamente necessario.

A: Parliamo infine degli approcci all’archeologia. Il suo lavoro  uno dei pochi che cerca di mostrare una “big picture” di cosa fosse il mondo in una certa epoca, considerando molti parametri. Siamo a favore di un tale approccio che guardi alla complessità della storia, introducendo appunto ogni variabile. Questo approccio necessità però di una mente aperta, pronta a riunire saperi da diversi lavori, aperta all’interdiscplinarietà. Parlando negli anni con ricercatori Europei e Americani ci sembra che la “via Americana” sia maggiormente disponibile a presentare dati provenienti da diversi campi ed esperienze. L’archeologia e l’antropologia sono spesso parte di uno stesso dipartimento negli USA mentre l’Europa pare ancora legata ad una visione classica che mantiene una distanza di fondo tra i dati quantitativi e quelli qualitativi. Concorda? Lei pensa che questo scenario che abbiamo descritto sia ancora valido?
EHC: Non sono sicuro che questa sia la “via Americana” o semplicemente il modo in cui alcuni studiosi decidono di guardare il mondo. Conosco ricercatori, in Europa e altrove, che guardano sempre alla “big picture,” ma questo è semplicemente un approccio che mi interessa di più. Con alcuni colleghi pubblico lavori scolastici, come quelli inerenti gli scavi a Tel Kabri- dove nel 2013 abbiamo trovato la più antica e grande cantina per vino del Vicono Oriente (e scaveremo ancora ciò che resta la prossima estate), ma quando lavoro per conto mio, mi piace l’approccio del “big picture”, specialmente parlando in termini di inserire ogni dato in un contesto.

A: Grazie mille!
EHC: E’ stato un piacere, grazie mille a VOI!

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Special interview to Prof. Eric H. Cline, author of “1177 BC”

Prof Eric H. Cline - photo credit Columbian College of Arts & Science

We wrote to Professor Eric H Cline, Professor of Classics and Anthropology and Director of the GWU Capitol Archaeological Institute (Columbian College of Arts & Science) whosw “1177 BC” has just been published in Italy
He was so kind to answer’s Arkeomount questions in few days! Here you are the interview (soon will be posted in Italian too).

Arkeomount (A):      Dear Professor Eric. H. Cline, you just published “1177 BC” translated in Italian thanks to the Italian editor Bollati Boringhieri. The title identifies a precise date: what happened in that moment and why did you decide to focus the audience to that precise moment of our history?
Eric H. Cline (EHC): That year, 1177 BC, is the eighth year of the Egyptian pharaoh Ramses III. It is also the second time that the Sea Peoples attack Egypt; the first time was thirty years earlier, in 1207 BC. They lose both times and, after 1177 BC, they never come back. Although the collapse of the Late Bronze Age took about a century overall, I chose 1177 BC as the date that best represents the collapse, just as we use AD 476 to represent the fall of the Roman Empire.

A: Something changed in those years. Many empires began to collapse. You did a lot of excavations in the Mediterranean (Israel, Cyprus, Egypt, Greece…) and you collected a lot of data. According to these data what was going on in the XIIth  century BC?
EHC: The 12th century BC represents the end of an era — the end of centuries of interconnections and globalization that linked the great empires of the Aegean, Egypt, and the Eastern Mediterranean. Suddenly, just before and after 1200 BC, these regions experienced a wide variety of unfortunate events, ranging from earthquakes to drought and famine to invaders and perhaps even local uprisings.

A:      Some authors, as Claudio De Palma (who taught and researched in some US universities as Northern Colorado University and Stanford University), think that these changes pushed Mediterranean people from East to West (he writes about the Arzawa empire), giving life to important cultures as the Etruscan and the Sardinian ones (the “Shardana”). Do you agree?
EHC: This is has always been, and still is, a matter of great debate. I personally think that it is more likely that these changes pushed Mediterranean peoples from West to East, i.e. from Sardinia, Sicily, and Italy to Greece and the Eastern Mediterranean, but there are others who argue as Claudio De Palma does. It is also possible that some went one way, while others went the other, including at different times during this period. We cannot yet definitively decide what is correct.

A:      A direct question: who were the Sea peoples? Where do they come from?
EHC: That is the $100,000 question. As I explore in my book, we do not have much actual information about them.  All that we really have are the Egyptian inscriptions which mention them by name, including the Peleset, who are probably the Philistines, the Denyen, Weshesh, Shardana, Shekelesh, and so on. There are a total of nine such groups named by the Egyptians, but we honestly do not yet know absolutely where they come from or where they end up, apart from the fact that they attack Egypt and are defeated.

A:      From your point of view, what was the passage from Bronze to Iron Age? If we consider the differences between these two metals we must recognize that Iron is very more hardly workable of the bronze, it melts to higher temperatures and its hardness is not great in comparison to that of the well worked bronze, while instead the duration is very inferior. Was this passage a conscious step forward or was it “pushed” because of some “not controlled variable”?
EHC: I think it is most likely that the change to iron was made necessary by decreased access to supplies of both copper and tin towards the end of the Late Bronze Age. We know that iron is already being used in the Late Bronze Age and that bronze is still used in the Iron Age, but it is the frequency of use that changes. It seems to me that one would not make such a change unless it was absolutely necessary, or made sense for other reason, but that seems to have been the case.

A:      Let’s talk about approaches to archaeology. Your work is one of the few ones that try to give a “big picture” of what was to world, taking in account a lot of parameters. We support this way of letting people really look at the complexity of history, introducing them to all the variables. This approach needs an open minded vision, ready to collect data from interdisciplinary works. Talking to European and American researchers we feel that the “American way” seems to be more available to collect data from different fields and expertise. Archaeology and anthropology are part of the same department in many American University, while Europe seems to be still fastened to a classical vision that keeps the qualitative and the quantitative data separated.  Do you agree? Do you think that this is still “the picture”?
EHC: I’m not sure if this is the “American way” or simply the way that some scholars choose to look at the world. I know of other scholars, from Europe and elsewhere, who also look at the “big picture,” but this is simply the approach that is most interesting to me. With my colleagues, I do publish scholarly studies that are more focused on smaller questions as well, such as on our excavations at Tel Kabri, where we found the oldest and largest wine cellar in the ancient Near East in 2013 (and will be digging the rest of it this coming summer), but when on my own, I do like the “big picture” approach, especially in terms of putting things into context.

A: Thank you very much!
EHC: My pleasure! Thank YOU so much!

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Un progetto per Cusco: mappatura totale con sistemi GIS!

Stando ad un articolo apparso pochi giorni fa sul magazine d’arte online  Artdaily, il Peru sta pensando di mappare con tecnologie innovative l’intero sottosuolo dell’antica capitale degli Inca, Cusco (vedi il nostro video girato a Cusco nel corso del progetto “Ande 2011”). Lo scopo é quello di recuperare nuovi artefatti o tombe del periodo incaico, e magari tornare al momento della fondazione di Cusco, individuando eventuali parti della città di epoca pre incaica. Pare che serviranno cinque anni e l’appoggio di esperti internazionali per portare a compimento il progetto. In effetti sotto la città odierna si dovrebbe trovare buona parte di quella incaica, con palazzi, residenze reali, canali, ponti e –perché no – tunnel che univano tra loro i templi.
La città peruviana, lo ricordiamo, è stata fondata probabilmente dall’unione di quattro tribu nel periodo che va dal X al XIII secolo. Le costruzioni sono state erette con enormi blocchi di pietra magistralmente incastrati a secco tra di loro. Tanto magistrali sono questi incastri – nonché le particolarità ingeneristiche, come l0inclinazione minima delle murature alla base di ogni palazzo – che la città Inca non è mai stata distrutta dai violenti terremoti che colpiscono la zona, a differenza delle costruzioni spagnole! E mentre eravamo ospiti di alcuni amici a Cusco – nel 2011 – un locale abitante ricordava come in gioventù, circa 30 anni, si trovava con gli amici per esplorare i numerosi tunnel che i bambini conoscevano! Non hanno mai avuto il coraggio di percorrerli fino in fondo…
Una delle zone che potrebbero dare più soddisfazione all’applicazione di tecnologie di survey non invasiva, è la zona di Kotacalle, che sembra fosse uno dei quartieri generali della nobiltà Inca. Staremo a vedere chi e come interverrà a Cusco.

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Voltumna appare a Orvieto: il Dio degli Etruschi ha un viso

Immagine tratta da AdnKronos

La notizia è di pochi giorni fa e viene battuta da agenzie di stampa come adnkronos (ecco il link alla news del 20 novembrel)
A Orvieto da tempo gli archeologi sostengono di aver individuato l’area dal Fanum Voltumnaes, il santuario federale degli Etruschi (che appunto erano una federazione di città stato e governate da re-sacerdoti che qui si ritrovavano per ritualità e politica comune). Nonostante abbiamo modo di credere che questa rea debba trovarsi nei pressi del lago di Bolsena, è certamente intrigante sapere che recentemente gli scavi diretti dall’archeologa Simonetta Stopponi dell’Università di Perugia, hanno permesso di portare alla luce un reperto comunque eccezionale. Parliamo del ritrovamento di un tempio di grandi dimensioni (ben 12 metri per 18), una strada sacra (ovvero quella destinata alle processioni sacre) e una testa maschile in terracotta (in origine policroma), a grandezza naturale. Gli archeologi lo identificano con Voltumna, divinità suprema del pantheon etrusco, che aveva un genere indefinito. Poteva essere Vertumno, ma anche chiamarsi Voltumna, essere maschio o femmina, in ogni caso una divinità del cambiamento “che volge” e “che fa volgere”, favorendo le trasformazioni e le creazioni. Una divinità segreta le cui incisioni simboliche si trovano nelle vie sacre o vie cave dell’area della maremma collinare. Speriamo di avere a breve nuove informazioni su questi scavi.
Ringraziamo l’amico e fumettista Pugacioff per la segnalazione.

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1177 a.C. Il collasso della civiltà – Finalmente in italiano un libro di Eric H. Cline

La copertina di 1177 a.C.

Ha vinto tre volte il premio come miglior libro della divulgazione archeologica (istituito dal Biblical Archaeology Institute), eppure mai prima d’ora era stato tradotto in italiano un suo testo. Parliamo di Eric H. Cline, Professore di Antropologia e direttore del Capitol Archaeological Institute della George Washington University (Columbia), da trent’anni a capo di spedizioni archeologiche nel mediterraneo ed esploratore del National Geogprahic.
Il suo ultimo testo, “1177 BC: The Year Civilization Collapsed”, stampato dalla Princeton University Press quest’anno, è stato nominato al Premio Pulitzer. E la Bollati Boringhieri lo ha portato in Italia, traducendolo in un testo di 224 pagine.
Non potevamo non segnalarvelo. Siamo onesti: lo abbiamo acquistato oggi e ci apprestiamo a divorarlo, ma le promesse sono buone. Cercheremo di affiancarlo agli ottimi testi del prof De Palma, e vediamo qual è il quadro che ne emerge.
Leggendo recensioni online e la quarta di copertina, il testo promette di introdurre in maniera avvincente a quel fatidico anno, il 1177 a.c., appunto, quando molti avvenimenti, come nodi della storia, sono giunti al pettine e hanno determinato la rivoluzione che ha determinato il nostro mondo fino alla rivoluzione industriale.
Un saggio in cui i “Popoli del Mare” sono protagonisti insieme ai grandi imperi che crollarono, più o meno, tutti allo stesso istante: dagli Egizi, agli Ittiti, passando per i Minoici. In quel momento, costellato da disastri ambientali e climatici, arrivo di nuove popolazioni e conseguenti migrazioni di massa, ci fu il caos. Il nuovo ordine si svelerà solo dopo qualche secolo e avrà il nome di Etruschi prima, Greci e Romani poi.
Facciamo così: lo leggiamo tutti insieme e chi vuole darci la propria impressione ci scriva!
Nel frattempo, come sempre in questi casi, proveremo a metterci in contatto con l’autore per una breve intervista per Arkeomount!

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A Cetona riapre il Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona

L'archeodromo - foto del Museo di Monte Cetona

Una bella notizia per gli amanti dell’archeologia di montagna. Finalmente riapre il museo di Monte Cetona, rinnovato con la sua collezione preistorica.
Facciamo un copia e incolla del loro comunicato stampa: scusate la pigrizia, ma almeno la news è completa!

Il Museo completa la riscoperta della Preistoria insieme a Parco archeologico-naturalistico e Archeodromo di Belverde.
Spazi moderni e interattivi accoglieranno da sabato 15 novembre i visitatori del Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona, che sarà riaperto al pubblico dopo un progetto di ammodernamento e nuovo allestimento delle sale. Il volto rinnovato del Museo Civico sarà svelato alle ore 16 nella struttura al piano terra del Palazzo comunale di Cetona, nel centro storico del borgo chianino. Gli interventi – promossi nei mesi scorsi dall’amministrazione comunale grazie a un finanziamento ricevuto nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale PSR 2007-2013 della Regione Toscana – hanno portato ad arricchire il Museo con nuove vetrine espositive, postazioni multimediali e pannelli didascalici.
Il Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona è stato inaugurato nel 1990 ed è sempre stato un punto di riferimento nella vita culturale cetonese e nella conoscenza della storia di questi luoghi fin dai tempi più remoti. L’ammodernamento e il nuovo allestimento delle sale permetteranno di valorizzare ulteriormente il patrimonio storico e archeologico esistente, coinvolgendo in maniera dinamica i visitatori nel viaggio alla scoperta della preistoria del Monte Cetona. Il nuovo volto del Museo Civico, inoltre, segna una tappa importante nella promozione storica e culturale dell’area, che conta anche sul Parco archeologico-naturalistico e sull’Archeodromo di Belverde, con l’opportunità di vivere un’esperienza di archeologia sperimentale.
Il Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona, che fa parte della Fondazione Musei Senesi, raccoglierà in nove sale espositive una vasta collezione di reperti recuperati quasi completamente nell’area di Belverde, sulle pendici del Monte Cetona, dove si trova anche l’omonimo. Qui, nel 1927, avviò le sue prime ricerche l’archeologo perugino Umberto Calzoni, Parco archeologico-naturalistico che scoprì quasi casualmente le testimonianze dell’intensa frequentazione preistorica e l’imponente formazione di travertino, la cosiddetta “scogliera”, composta da blocchi accatastati gli uni sugli altri. Questi, con il passare del tempo, hanno creato cunicoli e gallerie collegati fra loro da una sorta di labirinto naturale, usati in epoca preistorica come rifugi, luoghi di culto e di sepoltura e oggi visitabili in piccoli gruppi e con una guida. Le indagini archeologiche nell’area hanno restituito reperti di vario genere, tra cui resti di orso speleo, utensili in selce utilizzati dall’Uomo di Neanderthal, raffinato vasellame, oggetti in metallo, osso e pietra risalenti al secondo millennio a.C. e altri oggetti testimonianza di vita quotidiana.
Dal 2007 il Parco archeologico-naturalistico di Belverde ospita anche l’Archeodromo, dove sono stati riprodotti un villaggio dell’età del Bronzo (secondo millennio a.C.), con due capanne a grandezza naturale arredate con oggetti dell’epoca, e un insediamento in grotta del Paleolitico medio (oltre 50 mila anni fa), collegati da un sentiero immerso nel verde. A completare l’offerta culturale e didattica sono le attività che è possibile compiere nel Parco e nell’Archeodromo, rivolte soprattutto ai bambini, che possono trasformarsi in “archeologi per un giorno” imparando a scavare alla ricerca di reperti, ad accendere il fuoco, a macinare il grano o a costruire capanne come faceva l’Uomo nella Preistoria.
Il Museo Civico sui canali social, per seguire da vicino la riapertura. Per seguire da vicino la riapertura del Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona e scoprire il patrimonio storico e archeologico di Cetona, è possibile seguire la pagina Facebook Museo Civico Cetona, il profilo Twitter MuseoPreistCetona e il profilo Instagram, MuseoPreistoriaCetona, seguendo l’hashtag #PreistoriaCetona.

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Grotta Indonesiana rivela arte rupestre di 40mila anni fa: ecco la più antica mano dipinta al mondo

 

Immagine pubblicata su Theconversation.com - Kinez Riza, Author provided

Un articolo pubblicato su Nature lo scorso mese di ottobre,  annuncia che in un sistema di grotte Indonesiane posto nella località di Sulawesi (un’isola della Repubblica Indonesiana situata tra Borneo e le isole Molucche) è custodita dell’ arte rupestre databile a 40mila anni fa. Le grotte – e i dipinti – erano noti da decenni – ma solo recentemente le immagini sono state datate.
Una datazione che immaginiamo risulterà controversa, considerando come i più antichi dipinti europei risalgono circa allo stesso periodo, ovvero 40mila anni fa (si vedano i nostri articoli sulla grotta spagnola di Nerja, la cui arte potrebbe essere attribuita al Neanderthal e – dunque – a un periodo precedente).
In questa remota terra indonesiana gli archeologi hanno scoperto – in sette diverse grotte – ben 12 immagini dipinte che rappresentano una mano umana e due rappresentazioni di animali. La datazione radiometrica è basata sul decadimento dell’Uranio-238 nel Torio-230 ( tempo di dimezzamento pari a circa 80.000 anni), resa possibile dal fatto che le pitture sono state realizzate su superfici coralloidi: il corallo è ovviamente stato a contatto con l’acqua di mare e visto che l’Uranio è solubile in acqua, il Torio non lo è. Quindi il Torio si separa ed è possibile calcolare da quanto tempo si sia separato.
Le più antiche immagini sono databili a circa 39.900 anni fa, risultando così le più antiche immagini di mani umane mai dipinte al mondo! Se le datazioni saranno confermate, anche un’immagine di un “cervo-maiale” trovata in una di queste grotte – risalente a 35.400 anni fa – sarebbe tra le più antiche immagini di animale di sempre. Pur temendo che al momento ci sia una sorta di competizione a chi dimostra di avere scoperto l’immagine più antica, e considerando che alcune tecniche di datazione sono in corso di revisione, crediamo che notizie come queste siano importanti non solo per la ricerca, ma anche per la storia della scienza: lo studio dell’arte rupestre fino a pochi anni fa era una prerogativa europea e di studiosi europei. Ora il mondo è più accessibile e i fondi (per la ricerca) trovano sbocchi in paesi extra-europei. Pensiamo di essere innanzi ad un momento di forte rivoluzione, al termine del quale – ci auguriamo presto – si potrà portare tutti i dati ad un tavolo scientifico unificato dove – con serenità – sarà possibile discutere su metodi di datazione, strumenti di conoscenza e parametri condivisi. Per ora godiamoci i fuochi d’artificio e seguiamo le nuove piste.

Per vedere il video delle grotte su Nature andate a questo link.

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Scoperte tre camere sepolcrali nei tunnel sotto Teotihuacan

Archaeology News Network dà notizia delle esplorazioni che gli archeologi messicani stanno compiendo da un anno nei tunnel di Teotihuacan datati oltre duemila anni.
Le ricerche avrebbero portato alla scoperta di tre camere. Il tunnel – lungo oltre cento metri . ha restituito un sacco di offerte deposte all’ingresso delle camere che si trovano ben 18 metri sotto il Tempio del Serpente Piumato, sugerendo che potessero essere tombe dedicate all’elite cittadina.
A differenza di altre strutture precolombiane, gli archeologi non hanno mai trovato rpima dei resti appartenuti ai regnanti di questa antica città. Al momento le camere sono state scavate per osli 60 centimetri e solo il prossimo anno le ricerche riprenderanno. Suggeriamo di leggere l’intero articolo a questo link.

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Inizia domani a Paestum la XVII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

E’ vero, non scriviamo da un po’. Perdonateci ma talvolta la vita richiede altre attenzioni. Ripartiamo da qui, da un evento che unisce le nostre due passioni: archeologia e viaggi. Segnaliamo dunque che domani, giovedì 30 ottobre, prenderà il via la XVII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma fino al 2 novembre nuovamente all’interno della città antica di Paestum.
Il tutto si svolgerà nell’area archeologica, con tre strutture geodetiche presso il Tempio di Cerere, il Museo Archeologico e la Basilica Paleocristiana. L’evento, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Expo Milano 2015, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, UNESCO e UNWTO, è promosso da Provincia di Salerno, Regione Campania, Città di Capaccio Paestum e Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sa, Av, Bn e Ce e si avvale per questa edizione della partnership con Vodafone Italia.
Riportiamo il resto del comunicato stampa degli organizzatori.

La Borsa si conferma un evento originale nel suo genere: sede dell’unico Salone Internazionale di Archeologia con la partecipazione di 130 espositori di cui 25 Paesi Esteri; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale ed al patrimonio; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati; opportunità di business nella suggestiva location del Museo Archeologico con il Workshop tra la domanda estera proveniente da 12 Paesi (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera) e l’offerta del turismo culturale (sabato 1 novembre ore 10-18).

Nel sottolineare sempre più l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: il Paese Ospite Ufficiale 2014 è l’Azerbaigian.

In sintesi il ricco programma della prima giornata:

Giovedì 30 ore 10 – Nella Basilica Paleocristiana la Conferenza di apertura, coordinata da Ugo Picarelli dopo i saluti di Italo Voza Sindaco di Capaccio Paestum, Gregorio Angelini Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania, Adele Campanelli Soprintendente per i Beni Archeologici di Sa, Av, Bn, Ce e Giuseppe Canfora Presidente della Provincia di Salerno. Apre i lavori Ilaria Borletti Buitoni Sottosegretario di Stato al MiBACT ed intervengono Mounir Bouchenaki Consigliere speciale del Direttore Generale UNESCO e Direttore Arab Regional Centre for World Heritage, Abulfas Garayev Ministro della Cultura e del Turismo Repubblica dell’Azerbaigian Paese Ospite Ufficiale della Borsa 2014, Antonia Pasqua Recchia Segretario Generale del MiBACT, Pasquale Sommese Assessore Regionale al Turismo e ai Beni Culturali.

Giovedì 30 ore 10 – Il traffico illegale dei beni culturali: l’esperienza del Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale a cura del MiBACT – Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee.

Giovedì 30 ore 12.30 – Presentazione del patrimonio archeologico dell’Azerbaigian a cura del Ministero della Cultura e del Turismo dell’Azerbaigian.

Giovedì 30 ore 14 – Workshop di IZI.travel “Crea la tua audio guida in 30 minuti” in cui sarà possibile sperimentare direttamente l’innovativa piattaforma che permette di realizzare audio guide su dispositivi mobile, che raccontano ai visitatori dei siti locali antiche storie di vita.

Giovedì 30 ore 15 – Presentazione del Progetto ARIADNE, a cura del PIN – Servizi Didattici e Scientifici Università di Firenze, che mira ad aiutare i ricercatori ad avere accesso alle banche dati di ricerca, creando una comunità pronta a beneficiare del contributo della tecnologia, permettendo così di andare oltre la metodologia tradizionale di ricerca archeologica.

Giovedì 30 ore 16 – Le aree monumentali del Sud per un sistema integrato di offerta turistica e le opportunità di Expo Milano 2015, in collaborazione le Direzioni Generali per le Antichità e per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del MiBACT, con la partecipazione di Simonetta Bonomi Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria, Marco Bruschini Dirigente Promozione, Supporto alla Commercializzazione e Club di Prodotto ENIT, Antonio De Siena Soprintendente per i Beni Archeologici della Basilicata, Marina Geri Direttore Marketing e Commerciale Padiglione Italia – Expo Milano 2015, Renzo Iorio Presidente Federturismo Confindustria, Silvestro Serra Direttore Touring. In occasione del Convegno sarà presentata la ricerca a cura di SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno “Il turismo culturale e archeologico: un’analisi dell’impatto economico nelle regioni meridionali”.

Giovedì 30 ore 16.30 – Smart working: come le tecnologie mobile semplificano i processi in azienda a cura di Vodafone Italia.

La Mostra ArcheoVirtual, realizzata in collaborazione con la più importante Rete di ricerca Europea sui Musei Virtuali, V-Must, coordinata dall’ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR, ospiterà alcune delle applicazioni presentate a “Digital Museum Expo” esposizione delle tecnologie più recenti create per i musei del futuro, in mostra anche ai Mercati Traianei del Museo dei Fori Imperiali in Roma, alla Biblioteca Alessandrina di Alessandria D’Egitto, al Museo Allard Pierwson di Amsterdam, al City Hall di Sarajevo.

Nella sezione INCONTRI CON I PROTAGONISTI presso la Basilica si succederanno: Silvia Calandrelli Direttore Rai Cultura (venerdì 31 ore 10.45); Christian Greco Direttore Fondazione Museo Antichità Egizie di Torino (venerdì 31 ore 12); Franck Goddio archeologo subacqueo e Fondatore dell’IEASM e Laurent Haumesser Conservatore del Dipartimento di Antichità Greche, Etrusche e Romane del Museo del Louvre (venerdì 31 ore 18); Sheikha Mai bin Mohammad Al Khalifa Ministro della Cultura e del Turismo del Regno del Bahrain, Mounir Bouchenaki Consigliere speciale del Direttore Generale UNESCO e Direttore Arab Regional Centre for World Heritage, Taleb Rifai Segretario Generale UNWTO (venerdì 31 ore 18.30); Mario Tozzi (sabato 1 ore 11); Roberto Giacobbo (sabato 1 ore 12); Eva Cantarella, Galatea Ranzi e Mariangela Vaglio (sabato 1 ore 15); Sveva Sagramola (sabato 1 ore 16); Syusy Blady e Patrizio Roversi (sabato 1 ore 17); Alberto Angela (sabato 1 ore 18).

Nei quattro giorni della Borsa, l’ANA Associazione Nazionale Archeologia, la CIA Confederazione Italiana Archeologi, i Gruppi Archeologici d’Italia e gli Archeoclub d’Italia saranno presenti con i propri associati provenienti da tutte le regioni per svolgere assemblee e convegni su tematiche di interesse professionale.

Nell’ambito di ArcheoLavoro, le Università promuoveranno i Corsi di Laurea e i Master in Archeologia, Beni Culturali e Turismo Culturale sia nel Salone Espositivo, sia nella presentazione per gli studenti (giovedì 30 e venerdì 31 ottobre).

I Laboratori di Archeologia Sperimentale, con la direzione scientifica di Mauro Cesaretto del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, presenteranno la cultura antropologica e materiale dell’antichità attraverso la riproduzione delle tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare manufatti di uso quotidiano. Inoltre, all’esterno delle strutture geodetiche, sarà presente l’area degli accampamenti.

Il Premio Paestum Archeologia 2014 verrà conferito a Rai Cultura, al Dipartimento di Antichità Greche, Etrusche e Romane del Museo del Louvre e a Franck Goddio Archeologo subacqueo e Fondatore dell’Istituto Europeo di Archeologia Subacquea.

La Borsa quest’anno ha inteso riproporre ai visitatori ArcheoTeatro: dalla riflessione che la location dell’area archeologica della città antica è palcoscenico naturale, si è inteso inserire nel programma una sezione ricca di iniziative (tra cui rappresentazioni teatrali itineranti, workshop di orientamento e formazione) a cura dall’Accademia Magna Graecia di Paestum con la direzione artistica di Sarah Falanga. Inoltre, venerdì 31 ottobre alle ore 16.30 al Tempio di Cerere, verrà rappresentato lo spettacolo teatrale “Dioniso e il suo corteo”.

Per informazioni www.borsaturismoarcheologico.it

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Ritrovato al largo di Gozo (Malta) un vascello fenicio

Foto di Openmindconsulting

Riportiamo un comunicato stampa di VisitMalta appena giunto in redazione. E’ stato ritrovato al largo di Gozo (Malta) un vascello fenicio del 700 a.C. La straordinaria scoperta risale a qualche giorno fa e lascia prevedere interessanti risvolti per il patrimonio archeologico dell’Arcipelago maltese. A 120 metri di profondità marina, a poca distanza dalle coste dell’isola di Gozo, dove un’équipe di archeologi subacquei diretta da Timmy Gambin, Università di Malta, nell’ambito di GROPLAN, il progetto condotto in partnership con il Centro Nazionale Francese di Ricerca dell’Università di Aix-Marseille, ha individuato un congiunto di reperti che riporta al tempo delle navigazioni fenicie: una cinquantina di anfore di almeno sette differenti tipologie e una ventina di blocchi di pietra lavica utilizzati presumibilmente come zavorra, sono al momento ciò che resta di quella che fu una delle tanti imbarcazioni commerciali con le quali i Fenici solcarono le acque del Mediterraneo.
Il relitto, uno dei più antichi mai ritrovati nel Mediterraneo è al momento in corso di documentazione che ha come fine la ricostruzione di un modello 3D ad alta risoluzione del sito.
Malta e Gozo furono considerati punti strategici dai Fenici, tanto da definire l’isola maggiore dell’arcipelago Mlt, che significa ‘rifugio, luogo di ancoraggio’. Essi compresero subito il ruolo strategico dell’isola, sufficientemente lontana dalla concorrenza dei Greci e perciò porto ideale per lo sviluppo dei commerci nell’area ovest del Mediterraneo, e costituirono diverse colonie du tutto l’arcipelago, influenzandolo sensibilmente le abitudini e la lingua dei locali. Grandi navigatori e commercianti, crearono la breccia che avrebbe consentito a Malta di assorbire, da allora in poi, il meglio delle culture con cui sarebbe venuta a contatto.Dei Fenici sull’isola di Malta rimangono le tombe rupestri a Siġġiewi, Paola e Mdina. Tracce del loro passaggio sono impresse ancora oggi nel mondo maltese: i nomi di alcune località (Marsaxlokk, Marsaskala), alcuni tipici oggetti, come la ‘dghajsa’, una barca da pesca ancora in uso.

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