Panama: cacciatori preistorici hanno causato un’estinzione?

Posted by admin on 7 marzo 2016
Foto di archaeology.org

Leggendo una news di archaeology.org di pochi giorni fa, scopriamo che probabilmente un’attività di caccia in epoca preistorica avrebbe portato all’estinzione di una specie di cervo nano.
Ci siamo sentiti pertanto di riportare questa news per proseguire il discorso iniziato con il post
dello scorso mese nel quale abbiamo parlato dell’isola di Pasqua (E se l’Isola di Pasqua non avesse visto nessuna guerra?). Il filo conduttore è questo: può una società isolata portarsi all’autodistruzione o, comunque, causare la fine di una risorsa utile per la sua stessa sopravvivenza? Se la news dall’isola cilena ci dice che forse non vi fu alcuna guerra, ecco ora arrivare una nuova ricerca – da Panama- dalla quale si evince che un comportamento autodistruttivo è stato spinto oltre il suo limite.

I fatti sono questi: l’archeologo Richard Cooke dello Smithsonian Tropical Research Institute ha analizzato le ossa di animali provenienti da uno strato di 6200 anni fa sull’isola panamense di Pedro Gonzalez. Le popolazioni all’epoca vivevano di grano, pesce, palme, ma anche della carne proveniente da una specie nana di cervo, oltre a quella di altri animali quali opossum e serpenti. Quando il mare isolò dalla terraferma questo lembo di terra circa 8500 anni fa, la specie di cervo che vi viveva divenne nana,forse in risposta alla necessità di sopravvivenza di fronte a risorse limitate. Cooke e il suo team hanno ritrovato circa 2500 frammenti ossei di cervo, che però scompaiono negli strati successivi alla data di 2300 anni fa. A suo dire gli uomini dell’isola avrebbero cacciato tutti i cervi, fino ad estinguerli!
Sempre con in mente l’utile saggio di Jared Diamond (citato nel nostro post sull’isola di Pasqua), proviamo a ragionare su queste ricerca, che ci mette di fronte ad un comportamento autodistruttivo. Perché sarebbe successo? Tra le varie ipotesi, a nostro avviso sembra sensata quella che vede come variabile fondamentale il numero di soggetti che formano una società. Crediamo che oltre un certo numero di individui si crei una sorta di pensiero dominante che funge anche da inibitore collettivo. Questo genera la stratificazione sociale e la divisione dei compiti oltre che la gerarchizzazione del potere e, con esso, delle decisioni. In questo modo il gesto di un singolo – o di un gruppo di cacciatori – non danneggerebbe in maniera irreparabile un’intera comunità. Dobbiamo però anche pensare che allo stato estremo di necessità, una comunità abbatte questi inibitori per sopravvivenza. Dunque la domanda che davvero dobbiamo farci di fronte a questi casi è: in quel momento storico quale era il grado di benessere degli isolani? Stavano fronteggiando un periodo di carestia/siccità/cataclisma? Ci dispiace non avere altre risposte, ma crediamo che le risposte nascano dalle giuste domande. Le generalizzazioni non aiutano nessuno.

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