Tombe megalitiche con dromos: primi strumenti all’osservazione stellare? Di certo non erano solo tombe. Uno studio apre la questione.

Posted by admin on 21 luglio 2016

Cova de Daina- Andalusia (Spain) - foto Arkeomount

Finalmente qualcuno ci ha pensato. E ci sta facendo uno studio serio. Alcune costruzioni megalitiche, poi passate alla storia come tombe (perché così le abbiamo classificate) potrebbero essere state costruzioni con scopi diversi. Innanzitutto uno strumento per osservare il cielo, o meglio per consentire all’uomo di potenziare la propria vista al fine di scrutare meglio i copri celesti. Ma anche un luogo di iniziazione, in cui la connessione terra-cielo giocava un ruolo primario. E forse, aggiungiamo noi, un luogo di cura spirituale, e per sostenere questa nostra ipotesi, aggiungiamo a quanto riportiamo in seguito, il ricordo della pratica della incubazione che si prevedeva nei tempi antichi (diciamo almeno dall’età del Bronzo) la consuetudine a riposare al buio per tre giorni e tre notti al fine di ricevere un sogno rivelatore e guaritore. Anche nel medioevo questa pratica era usata. E non vi erano per forza costruzioni ad hoc, ma si usavano architetture i cui scopi erano altri, come i pozzi. Ricordiamo ad esempio il feroce tiranno Orsini che a Pitigliano (GR) faceva tale pratica prima di ogni battaglia, rifugiandosi nel pozzo del palazzo oggi detto Orsini.
Ma veniamo alla news. Uno studente inglese in Scienze e Tecnologie alla Nottingham Trent University, tale Kieran Simcox, ha proposto e ottenuto di iniziare una ricerca sulle tombe megalitiche, indagando in particolare quelle con struttura a tumulo o comunque dotate di un dromos (corridoio stretto e lungo che porta alla tomba a camera costruita con grandi blocchi ad incastro). L’ipotesi è che la pratica potesse consistere nel rimanere sdraiati all’interno della “tomba” e godere da quella posizione solo della porzione di cielo che l’apertura tra le pietre consentiva. La news che riportiamo da sciencedaily.com sottolinea come questa ricerca ipotizzi che i tali siti possano “essere stati usati per riti di passaggio, dove gli iniziati avrebbero dovuto passare la notte all’interno della tomba, senza luce naturale.
L’idea alla base è che la struttura della “tomba” possa essere stata uno strumento per l’osservazione del cielo: “E’ una sorpresa che nessuno abbia studiato a fondo la questione”, ha dichiarato il futuro dott. Simcox. Ad esempio, sottolinea lo stesso studioso, bisogna considerare l’impatto che ha il colore del cielo notturno sulla retina, e su quanto questo aspetto determini ciò che l’occhio nudo riesce a vedere.
Ne è nato un progetto seguito anche dalla Università gallese di Trinity Saint David che inizierà la sua analisi da siti portoghesi come quello di Seven-Stone Antas datato al 6000 BP. Il Dr Fabio Silva, a capo del team, intende investigare la correlazione con la stella Aldebaran, nella costellazione del Toro, che forse era un marcatore annuale o stagionale. La sua apparizione poteva aiutare a decidere quando iniziare una migrazione, il pascolo o la semina. Teniamo conto che la stessa stella non sarebbe visibile ad occhio nudo, ma sarebbe invece visibile per chi dovesse trascorrere una intera notte al buio della tomba. Insomma, il buio allena l’occhio, aiuta la mente e lo spirito. Conoscere ed applicare questo aspetto è da considerarsi a tutti gli effetti una tecnologia.

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