Come rovinare Machu Picchu: il nuovo Masterplan del Peru. E l’UNESCO cosa dice?

Posted by on 25 aprile 2015

 

Rendering - immagine tratta dal Peruvian Times

E’ con grande tristezza, che supera anche la poca frequenza dei nostri ultimi post, che riportiamo quello che segue.
Il Peru avrebbe approvato un nuovo Masterplan per “riconcettualizzare” il turismo a Machu Picchu. A questo link, del peruvian Times che ha reso noto lo sciagurato piano, trovate ogni particolare, incluse alcune foto a rendering di ciò che sarà. O meglio di ciò che non sarà più.
Guardate quel ponte pedonale nel bel mezzo della cittadella sacra oppure i wc colorati qui e lì…leggete l’articolo di Rick Vecchio a questo link.
Ora considerate questi altri dati: da qualche anno Machu Picchu dovrebbe accogliere al massimo 2500 turisti l’anno. Non di più, per evitare che la cittadella, posta su un masso roccioso soggetto a smottamenti (come quello dei primi anni 2000 o dell’alluvione del 2010), non risenta troppo del calpestio.
Ma questo dato negli ultimi due anni non è masi stato rispettato. Secondo i dati del 2012 i visitatori sono stato 1milione e 79 mila, ovvero – calcolatrice alla mano – oltre 2.965 al giorno . E non erano inclusi i trekker dell’Inca trail. E quindi? Quale idea ti sforna il governo peruviano? Cambiamo le strade di accesso, aumentiamole, sospendiamo i turisti sui ponti, rendiamo la cittadella “più accessibile”, ovvero apriamola a più persone!
Ma come? non dovevano essere di meno?
Considerate anche che dal 2010, da quando cioè è obbligatorio essere tra i 2500 gironalieri, il biglietto di ingresso lo potete acquistare solo da una delle circa 200 agenzie peruviane autorizzate a venderlo. E non lo potete acquistare da fuori del peru. E pare – ti dicono – che se non ti sbrighi rischi di arrivare a Machu Picchu e rimanere fuori.
Ma allora, come è stato possibile che ne siano entrati 2900 al giorno?
E ancora: se è stata una mossa per favorire l’economia delle agenzie peruviane – alle quali ogni tour operator starniero è stato obbligato a rivolgersi per acquistare i preziosi tagliandi, perchè la piattaforma online alla quel questi stessi operatori accedevano ha consentito che si sforassero i numeri giornalieri? Forse i biglietti “in loco” venivano comunque venduti alle biglietterie del sito?
Aggiungiamo altri dati tra quelli da noi acquisiti in situ nei tre giorni trascorsi sulla cittadella nel 2011: il prezzo di ingresso è molto alto, altissimo direi, circa 80 dollari al giorno a testa (per un paese in cui 10 dollari sono un enormità..) e al nostro “Porque?” la risposta dei funzionari e degli archeologi locali era “per garantire la pulizia e la manutenzione del sito oltre che per favorire i costi di nuovi scavi archeologici”. Scendendo al paese (che ora si chiama Machu Picchu ma il cui nome originale è “Aguas calientes”) tutti ci dicevano che di quei soldi nemmeno un sol andava alle popolazioni locali colpite dalle inondazioni sempre più violente degli ultimi anni (a febbraio 2011 morì anche una turista tedesca e solo per questo tragico motivo, in Europa si è un pò parlato di queste alluvianio, ma è anni che ci sono problemi nei dintorni). Quindi i soldi non vanno alle popolazioni locali, che tra l’altro sono anche quelle che in maggior numero offrono lavoratori al sito.
E gli scavi archeologici? Nel 2011 ne era in programma uno. E si contano sulle dita quelli fatti dal 1911 quando Bingham riscoprì il sito ad oggi.
Per la sicurezza? Molto poca, visto che ogni anno sono decine le rapine (persino alcuni caso di stupro) all’interno del sito!
Eppure l’UNesco dovrebbe monitorare il tutto. COme potrà dire di si a questo sciagurato masterplan la cui bruttezza – per lo scempio paesaggistico e archeologico – è superiore solo alla sua inutilità, visto che non limita gli accessi a 2.500 persone, ma cerca un escamotage per proseguire a “mungere la vacca”?
Come sempre ringrazio l’amico Gary Ziegler per la segnalazione e, proprio come lui nella sua mail ci scrive “ogni Apu dell’antica civiltà inca che potrebbe essere ancora a Machu Picchu ora di certo farà le valigie per tornare al lago Titicaca”,
così noi ricordiamo che gli Apu amano la bellezza e l’armonia. Quindi, se questo masterplan prenderà il via, sarà proprio certo che l’umanità tutta avrà perso per l’ennesima volta la speranza di rendere onore a ciò che è, favorendo come sempre ciò che vorrebbe che fosse, ma che poi inevitabilmente diventa ciò che non potrà più essere.